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La radiologia è uno strumento diagnostico essenziale per la nostra salute, capace com’è di “guardare” all’interno del nostro corpo lì dove l’occhio umano non può vedere. Sono innumerevoli le patologie che è possibile individuare mediante l’uso dei raggi X, protagonisti di una storia che ha come attori grandi scienziati, da Nikola Tesla, il primo, già nel 1887, a studiarne la natura e a costruire apparecchi per utilizzarli fino a Wilhelm Röntgen al quale si deve il primo studio reso pubblico sui raggi X e anche i due nomi comunemente utilizzati per queste radiazioni, X perché all’epoca, 1895, ancora sconosciuti e “raggi Röntgen” proprio in suo onore.

La radiologia come strumento per scoprire il passato


Da quei primi esperimenti sono stati fatti passi da gigante, e la tecnologia ci permette di ottenere immagini del nostro corpo sempre migliori e in sicurezza sia per i pazienti che per i medici, ma l’impiego dei raggi X va ben oltre l’utilizzo più comune e che riguarda tutti noi da vicino, la radiologia è infatti uno strumento fondamentale per far luce anche sul nostro passato, nella Storia dei nostri antenati, lì dove in mancanza di testimonianze dirette possiamo risolvere misteri altrimenti irrisolvibili.
L’archeologia e la medicina si incontrano continuamente per ricostruire pezzi mancanti sulle informazioni che abbiamo di epoche passate, ed è infatti molto recente un esempio di radiologia applicata all’archeologia: stiamo parlando infatti della soluzione a un enigma che assillava da anni gli storici e gli appassionati dell’Egitto e soprattutto di mummie e piramidi.

Il mistero della “mummia urlante” svelato mediante i raggi X


I raggi X sono stati proprio la chiave di volta per scoprire il mistero della “mummia urlante”, rimasto insoluto per secoli, precisamente dal 1881, anno in cui fu scoperta a Deir el-Bahari, nella Valle dei Re.
Come mai questa principessa egiziana ha la bocca spalancata, in una smorfia di dolore, tanto da risultare la mummia più inquietante mai ritrovata?
Ebbene grazie alla radiologia e all’intuizione del famoso archeologo Zahi Hawass e del dottor Sahar Saleem, professore di radiologia all’Università del Cairo, ora possiamo avere una risposta a questa domanda.
Esami radiologici sofisticati hanno scoperto che la donna venne colpita da un infarto fulminante e che quindi la morte l’ha trovata con quell’espressione nell’ultimo istante di vita. Oltre a questo, i raggi X sono stati in grado di dirci che la principessa, la cui identità sarà confermata da esami del dna, soffriva di arteriosclerosi, la causa più probabile dell’infarto che ne ha determinato il decesso.
Questo è solo l’ultimo esempio di come una radiografia abbia aiutato gli studiosi a dare certezza alle ricerche storiche. Per esempio a Torino si è conclusa poco tempo una mostra dedicata alla tecnologia diagnostica scoperta da Tesla e applicata all’archeologia. Grazie a questa è infatti possibile osservare nel dettaglio dei particolari celati dalle bende o dal sarcofago di una mummia, da un monile alle forme di un gatto imbalsamato all’interno di un sarcofago che ne riprende le fattezze.