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Un aspetto poco considerato, ma di rilevante importanza, nella vita di un medico è lo stress al quale è sottoposto sia nelle ore di lavoro che nel tempo in cui non indossa un camice. La cosiddetta sindrome del “burn-out” è una condizione di stress cronico associata al contesto lavorativo che induce chi ne soffre a essere demotivato, depresso, e può essere causato da troppo lavoro, dalla sensazione di non riuscire a fare tutto quello che si dovrebbe, da un mancato appagamento. Insomma, quello che comunemente viene definito “esaurimento nervoso” provocato dall’insoddisfazione della propria occupazione.

Questo fenomeno ha ottenuto maggiore attenzione in questo momento in cui i medici, compresi i radiologi, sono sottoposti a un ulteriore carico di stress causato dall’emergenza Covid-19. Una situazione questa che non solo colpisce personalmente i medici a livello personale, ma che si riversa sulla qualità dell’assistenza sanitaria. Proprio Il disagio dei radiologi è diventato il tema dell’intervento del dottor Brandon Brown, radiologo pediatrico e fetale presso la Scuola di Medicina dell’Università dell’Indiana e presidente del Comitato Professionale RSNA.

“Che si tratti di lavorare da casa o in prima linea nella crisi, la pandemia di COVID-19 ha avuto un impatto significativo sui radiologi in tutto il mondo da quando è emersa all’inizio del 2020. Poiché la specialità ha già livelli elevati di stress e esaurimento, i radiologi devono essere particolarmente vigili sul proprio benessere e su quello dei colleghi”, ha affermato Brown aggiungendo: “Il disagio del medico è un problema sottovalutato nel nostro posto di lavoro quotidiano. Chiunque nella comunità medica non penserebbe due volte prima di correre per aiutare un paziente che è in difficoltà respiratoria o sanguina, ma ogni giorno andiamo in ospedale e passiamo accanto ai colleghi che soffrono di stress e ansia. Il lavoro che svolgiamo è impegnativo e presenta danni collaterali, guardare morire i pazienti, specialmente durante la pandemia, crea effetti emotivi e psicologici negli operatori sanitari“.

Anche prima della pandemia, il burn-out era già uno dei problemi più urgenti per la radiologia. “Storicamente, il benessere dei medici è un argomento di cui non si parla”, ha dichiarato il dottor Michael Fishman, capo sezione di imaging mammario presso il Boston Medical Center. In un recente articolo di RadioGraphics, “La strada del benessere: strategie di coinvolgimento per aiutare i radiologi a raggiungere la gioia sul lavoro”, il dott. Fishman e i suoi colleghi hanno riferito che oltre la metà dei radiologi intervistati presentava sintomi legati allo stress e al burn-out. “Quei numeri corrispondono ancora al 50%, in particolare con l’impatto di COVID”, ha detto. “Mentre affrontiamo le conseguenze di questa crisi, questo è un momento decisivo per affrontare il benessere dei radiologi“. Oggi l’obiettivo è quello di “fondare” una cultura del benessere che coinvolga l’intera organizzazione sanitaria, che necessita uno sforzo costante a tutti i livelli, soprattutto in un momento in cui le istituzioni sanitarie sono messe a dura prova dal virus.

Gli interventi dei vari medici sull’argomento ha un fattore comune: l’urgenza di creare politiche che pianifichino una strategia globale che non lasci nessuno indietro: il benessere del medico deve coinvolgere pazienti, operatori sanitari, qualunque figura professionale sia coinvolta nel processo. Nella complessa rete della sanità, il benessere psicofisico di un radiologo, come di qualunque altro specialista, deve diventare un pilastro strategico della radiologia e della medicina al pari della ricerca, della prevenzione e della assistenza clinica.